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Quotidiane

Professionisti e italiani gli autori del violento assalto alla ditta orafa



La ditta orafa Futura 3, vittima della rapina Professionisti ed italiani. Gli investigatori non hanno dubbi. Il modus operandi del quartetto di banditi che nel primo pomeriggio di giovedì ha dato l’assalto alla «Futura 3», azienda orafa di via Palladio a San Giacomo di Romano, ferendo uno dei titolari e razziando non meno di cento chilogrammi d’oro, non lascia la minima incertezza agli inquirenti.

Ad agire nella ditta ezzelina è stata una banda che probabilmente da tempo teneva d’occhio gli imprenditori orafi, padre e figlio, studiava i loro movimenti e controllava ogni mossa. Sicchè il raid dell’altro ieri è stato preparato nei minimi dettagli e con la sicurezza di andare a colpo sicuro. I malviventi, nei minuti del blitz indossavano i guanti per evitare di lasciare la benchè minima traccia e avevano il volto travisato da un passamontagna. L’irruzione è scattata poco dopo le 13.30 di giovedì, quando nei locali della «Futura 3» si trovava solo il proprietario, Matteo Gravino, di 57 anni. Nel giro di qualche istante ha raggiunto l’azienda anche il figlio Alessandro, 31 anni, il quale dinanzi al cancello d’ingresso si è visto sbarrare la strada da uno dei rapinatori con una pistola semiautomatica spianata. Il giovane, seppur sorpreso, ha tentato di reagire, ma l’aggressore non ha esitato a sferrargli alcuni cazzotti, percuotendolo violentemente al volto (medicato al pronto soccorso e giudicato guaribile in 5 giorni) e rinchiudendolo poi in uno sgabuzzino.

Visto quanto accaduto al figlio, il padre non ha opposto resistenza e di fronte alla minaccia costante dei revolver non ha potuto far altro che indicare le casseforti. Qui la gang ha operato con tutta calma, per quasi mezz’ora, impossessandosi di un centinaio di chili d’oro tra metallo grezzo e semilavorato per un bottino complessivo non inferiore ai due milioni di euro. Ad accorgersi per primi di ciò che stava accadendo sono stati alcuni dipendenti che verso le 14 stavano ritornando al lavoro: gli addetti hanno udito distintamente alcune urla concitate provenire dall’interno e intuendo subito quello che stava accadendo, non avendo con loro in quel momento un cellulare, sono corsi nell’abitazione più vicina, quella di Luigi Pellanda, a sua volta vittima nei giorni precedenti di un’incursione dei ladri. Da lì i dipendenti hanno dato l’allarme alle forze dell’ordine e in pochi attimi una volante del Commissariato di polizia di viale Pecori Giraldi, che stava pattugliando in zona, ha raggiunto San Giacomo.

La rapidità degli agenti non è però bastata ad evitare la fuga del quartetto di assalitori, scappato a tutta velocità a bordo di un’auto che sinora non è stata ritrovata. I poliziotti hanno subito provveduto a liberare Alessandro Gravino, rinchiuso nello sgabuzzino e a raccogliere le prime testimonianze del padre, comprensibilmente scosso e sotto choc. L’intero territorio ezzelino è stato setacciato non solo dagli uomini del Commissariato, ma anche dai carabinieri di Romano e dalle guardie giurate dei Rangers. Dei rapinatori però, per adesso, neanche l’ombra.

I detective hanno eseguito tutti i rilievi possibili alla ricerca di qualche particolare che possa spingerli verso la pista giusta, ma la banda oltre a procedere con estrema determinazione, ha curato ogni aspetto del colpo, preoccupandosi di non lasciare impronte.

Già un anno e mezzo fa la «Futura 3» (quando ancora era nella vecchia sede di via del Commercio a Romano) era stata presa di mira da una gang che, in quel caso, scappò con un malloppo d’oro pari a 600 mila euro.



(da “Il Giornale di Vicenza” di sabato 3 febbraio 2007)


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