GoldenItaly
SUGGERIMENTI   CONTATTACI   GoldenItaly SegnalaciSEGNALACI
EnglishENGLISH  
Ricerca nel sitoRicerca nel sito

 
Home
Goldenitaly
Servizi offerti
Aziende
News
  Speciale Fiere
  Redazionali
  Quotidiane
  Mercato
  Notizie dal Mondo
  Il personaggio
  Archivio News
Mostre e Fiere
Utilità e ricerche
Compro vendo
Promozioni
Link utili
Aggiungi Goldenitaly ai tuoi preferiti
Imposta Goldenitaly come pagina iniziale
Segnala ad un amico
Copyright © 2003-2005 GoldenItaly
Privacy
Collaborano:
http://www.vi.camcom.it
http://www.vicenzafiera.it
http://www.assind.vi.it
http://www.apindustria.vi.it
http://www.artigiani.vi.it
http://www.cna.it/
http://www.oroarezzo.it
http://www.newayfairs.com
http://www.intexdubai.com
http://www.newayfairs.com
http://www.jewelfair.com
http://www.exponor.pt
spazio13
spazio14
spazio15
spazio16
spazio17
spazio18
spazio19
spazio20

Home | News | Quotidiane 
Quotidiane

Fiera, si torna indietro di mesi







«In Fiera bisogna fare subito la spa: è vitale». «In Fiera per ora non si può fare la spa perché c’è stato uno sbaglio di procedura e perché dal primo gennaio è cambiata la legge, quindi lo statuto approvato non va bene». Potenza dei vicentini che riescono sempre a fare esattamente il contrario di quello che dichiarano a gran voce. È un gran guazzabuglio, l’ennesimo della storia di questi ultimi anni, quello che si è creato in via dell’Oreficeria. E la causa della tempesta ha le radici nel Comune di Vicenza, dove come noto la levata di scudi di Alleanza nazionale a metà dicembre ha imposto al sindaco Enrico Hüllweck il rinvio del voto sulla trasformazione della Fiera di Vicenza in una spa-società per azioni, traguardo raggiunto dopo anni di faticoso confronto (anche giudiziario) tra enti pubblici e categorie economiche. Come si sa, l’accordo si era tradotto in numeri precisi: sei posti in cda di nomina degli enti politici (Comune e Provincia) e cinque posti di nomina del mondo economico (Camera di commercio e categorie).

Lo statuto era scritto, le carte approvate, la Camera di commercio e il Consiglio provinciale avevano già fatto le relative delibere. Invece no: «Ci impongono ancora una volta un voto a scatola chiusa», tuonò An (che in Provincia aveva invece votato la delibera). E fu rinvio.

«Non è che la Finanziaria che entra in vigore il 1° gennaio e taglia i posti nei cda delle società creerà problemi?» fu chiesto. La risposta data in Comune (e pubblicata sul giornale) fu rassicurante: «Sembrava di sì, ma ora il rischio pare superato». Non era così. Il notaio Mario Piovene, cui la Fiera si rivolse per registrare la trasformazione in spa, scrisse nero su bianco che invece sì, secondo lui la Finanziaria metteva fuori gioco lo statuto: nelle società miste “i soci pubblici locali” non possono designare più di cinque componenti del cda.

Che si fa? Si chiede un parere legale all’avv. Andrea Di Porto, che aveva seguito a lungo la questione. Di Porto prova a rimettere la situazione in grado di rispettare quell’accordo politica-economia raggiunto: «La Finanziaria può non essere applicata perché prevede anche un decreto attuativo del premier, che non c’è ancora», scrive, offrendo la sponda per dire “andiamo avanti”.

E allora la Fiera chiama un altro notaio, Gian Paolo Boschetti. E intanto il Comune fissa all’8 febbraio, cioè a quasi due mesi di distanza dal voto già espresso da Camera di commercio e Provincia, il suo voto sulla trasformazione.

Alle 17.58 dell’8 febbraio, esattamente a due minuti dall’inizio del Consiglio comunale che deve votare, in Comune arriva il fax del presidente Valentino Ziche della Fiera che trasmette una lettera del notaio Boschetti che, in sostanza, boccia tutto. Boccia i tecnici della Fiera, perché non ha fatto fare una perizia giurata sul valore della Fiera stessa. Boccia lo statuto, perché conferma che a suo giudizio non ci possono essere più di cinque consiglieri di nomina degli enti pubblici. E salta tutto.

Immediatamente il presidente Sante Sarracco annuncia che non si voterà la delibera. Curiosità: quello stesso fax verrà invece inviato a Provincia e Camera di commercio solo la mattina dopo, ieri mattina, quando i due enti hanno già appreso tutto... dal giornale.

«La Fiera dev’essere trasformata urgentemente in spa». Anzi no.




Dino Menarin Trevisan: «Mi fa star male vedere questa situazione dopo tre anni e mezzo di sforzi per arrivare al risultato»
Gli orafi: «C’è molta preoccupazione»
Zen: «Non spetta a noi giudicare i politici, ma si assumano le loro responsabilità»


Sono le 12.45 del giorno dopo - ieri mattina - quando in Provincia arriva una busta sigillata (anticipata solo di poco via fax) con la classica dicitura “riservata”. Contiene quella missiva del notaio Gian Paolo Boschetti che al sindaco Enrico Hüllweck, al presidente del Consiglio comunale Sante Sarracco e a tutti i consiglieri comunali era già stata spedita invece il pomeriggio prima, giusto in tempo perché il Consiglio comunale decidesse di non votare più la trasformazione in spa dell’Ente Fiera. Come riportava fedelmente il Giornale di Vicenza di ieri. Stessa scena, più o meno, in Camera di commercio: «Io quel parere l’ho visto solo stamattina», diceva in corso Fogazzaro il presidente Dino Menarin. Comunque sia, quella lettera ha l’effetto di annullare tutte le procedure fatte in autunno in Fiera, in Camera di commercio e in Provincia. «Avevamo l’obiettivo di avere la Fiera spa operativa dal 1° gennaio - spiega Menarin - proprio per evitare rischi con la nuova Finanziaria, poi ci sono state numerose dichiarazioni anche di parlamentari che assicuravano che non ci sarebbe stato problema a rinviare, ma non era affatto così. Detto questo, se avessimo fatto il percorso che era stato disegnato adesso avremmo la Fiera spa, con tutta la sua potenzialità operativa sul mercato, e dovremmo discutere solo di eventuali modifiche allo statuto, ma non è così e non sappiamo più nemmeno che tempi ci vorranno per arrivare ad averla».

Ci sono ancora alcune variabili in gioco, in realtà. Ad esempio, sottolinea Menarin, la Camera di commercio è un ente pubblico ma non è classificabile come ente territoriale, bensì come “autonomia funzionale”. Detto in soldoni, significa che si potrebbe considerarla fuori da quei “soci pubblici” che possono avere al massimo cinque consiglieri: «Attendiamo un parere chiesto a livello nazionale al ministero», spiega Menarin.

Se così fosse, si potrebbe forse ancora salvare l’attuale bozza di statuto che prevede anche un cda a sette consiglieri (quattro, appunto, sarebbero dei due enti locali territoriali). Se così fosse.

In tutti gli altri casi lo statuto va modificato e quindi rivotato. E Menarin, concretamente, prende atto che i tre enti dovranno probabilmente rimettersi attorno a un tavolo e cercare una nuova soluzione per tradurre l’accordo politica-economia.

In Provincia la presidente Manuela Dal Lago sottolinea che c’è uno scontro tra i pareri dei notai e quelli formulati da più legali sull’applicazione della Finanziaria, ma non vuole aggiungere altro in merito. «Avevamo posto il 31 dicembre come obiettivo per avere la Fiera trasformata in spa, pronta quindi a poter attuare alleanze e progetti con altri operatori del mercato, e pare che invece ci ritroviamo al punto di partenza».

«Ci sono voluti anni per giungere a una soluzione, e adesso si pensa di tornare indietro e poi risolvere tutto in due giorni? Tra l’altro in Provincia tra poco termina la legislatura, per cui potrebbe non essere più possibile tornare a votare in consiglio, con un rinvio alla prossima Amministrazione e quindi all’estate-autunno. Vedremo cosa fare. Certo, se ha ragione questo parere - conclude la Dal Lago - allora si pone anche la questione di adeguare alla Finanziaria anche le altre società di competenza, nei casi in cui non occorra voto di Consiglio provinciale, come ad esempio l’Immobiliare Fiera».

Sul fronte orafo le acque sono agitate. Antonio Trevisan, già presidente del Tavolo intercategoriale, non ha mezze parole: «Non sono neanche più rammaricato, sono schifato. C’è una società che ha analizzato che se la Fiera entro il 2009 non avrà una nuova struttura che rinnova la sua offerta espositiva rischia di morire, e invece ci troviamo che è di nuovo tutto bloccato. Cosa vuole che interessi 11 o 5 consiglieri, quello che conta è la guida della Fiera: gli attuali vertici sono bravissimi e stanno facendo davvero molto, ma occorrono direttive e strumenti per attuarle. Ho parlato con colleghi orafi titolari di brand (cioè marchi riconosciuti a livello internazione) e c’è davvero il rischio che prima o poi se ne vadano in tanti. Allora la Fiera può chiudere. Il momento è grave, e in Comune i politici lasciano tutto ancora fermo? Mi fa star male vedere questa situazione dopo tre anni di discussioni e sforzi».

Più pacato Onorio Zen, neo-presidente del Tavolo intercategoriale degli orafi. Ma il messaggio è lo stesso: «C’è preoccupazione. Non è nostro compito entrare nel merito delle questioni politiche, ma non fa bene a nessuno continuare a sentire solo parole: è ora di fatti. E quello che conta per la Fiera non è il numero di consiglieri, ma la governance, la guida della Fiera stessa. Abbiamo bisogno di una Fiera che funzioni e basta. Ripeto: non sta a noi giudicare le vicende politiche, ma ognuno dovrà prendersi le sue responsabilità».



(da “Il Giornale di Vicenza” di sabato 17 febbraio 2007)


      Stampa
Sitengine - Telemar