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Speciale Fiere

«La coppia Ziche-Facco ha dato forza alla Fiera»



Antonio Trevisan Vicenza. Cronaca di un anno vissuto pericolosamente e di un anno che si apre all’insegna del moderato ottimismo. Antonio Trevisan (Cna) passa il testimone di rappresentante del tavolo intercategoriale degli orafi a Onorio Zen (Assoartigiani) in un momento cruciale. Per tanti motivi, a cominciare dalla complicata questione dei dazi che colpiscono i prodotti dell’oreficeria vicentina nei diversi mercati di sbocco.

«Sì, quello dei dazi è un po’ il tallone d’Achille del nostro già martoriato settore - afferma Trevisan - anche se, ovviamente, il trovare un rimedio non dipende da noi. Anzi, fosse per noi, avremmo già sistemato la questione, considerando tutte le volte che l’abbiamo segnalato ai politici».

- Si riferisce in particolare ai dazi del mercato statunitense?
«Quello per noi è tradizionalmente un mercato molto importante. Attualmente il dazio è del 5 per cento, che è una bella botta se si considera che viene applicato sul valore complessivo della merce».

- E considerando che Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo che favorisce gli imprenditori di Pechino...
«Già, e considerando che anche nel mercato russo non è che siamo trattati benissimo. Noi avremmo già trovato qualche escamotage per aggirare questi grossi ostacoli».

- Tipo?
«Per esempio, per quel che riguarda il mercato Usa, si potrebbe passare per Israele. Le merci che arrivano da Israele non subiscono tassazione negli Usa e qualche imprenditore ci ha già proposto di costituire una sorta di punto di passaggio laggiù. Per le merci destinate alla Russia, invece, la testa di ponte potrebbe essere la Serbia».

- Pensa che, nel travagliato iter della base militare Usa di Vicenza, possa saltare fuori, come ha auspicato Massimo Calearo, anche un taglio dei dazi doganali?
«Io lo spero, ovviamente, e ogni spinta diplomatica in tal senso è benvenuta. Ma, in attesa di eventuali buone notizie, noi orafi dovremmo sfruttare di più gli strumenti che abbiamo e che potrebbero agevolare le triangolazioni Vicenza-Israele-Usa e Vicenza-Serbia-Russia in grado di rendere più competitivi i nostri prodotti».

- E quali sono questi strumenti?
«Uno su tutti: la Fiera».

- Argomento caldo, specie per le recenti polemiche su spa sì o spa no. Lei cosa pensa al riguardo?
«Beh, il passaggio a spa non è più rinviabile. Non voglio polemizzare con chi, a livello politico, sta rallentando la trasformazione statutaria; mi limito a dire che, nella gestione, bisogna lasciare più spazio agli imprenditori».

- Vuol dire, riassumendo, che voi volete che Valentino Ziche venga confermato alla presidenza?
«Quando c’è stato da criticare la Fiera, io non mi sono mai tirato indietro. A volte sono stato molto duro, quando mi sembrava giusto esserlo. Adesso occorre ammettere che Ziche e il segretario generale, Corrado Facco, hanno dato un altro passo all’ente».

- Da cosa lo nota?
«Parlavo di imprenditori alla guida della Fiera: ecco, Ziche ha avuto un approccio imprenditoriale e ha deciso di gestirla come si gestisce un’azienda. Sa quali sono i nostri problemi e i risultati si sono visti».

- Bella sviolinata...
«Ripeto, come ho criticato quando c’era da criticare, apprezzo quando c’è da apprezzare. Se a suo tempo avessero accettato i nostri consigli, le nostre indicazioni, adesso avremmo già una Fiera moderna, nuova e sistemata in un nuovo stabile. Ziche e Facco stanno tentando di recuperare il tempo perduto».

- Non ha paura che Milano venga qui e si pappi tutto?
«Il rischio c’è, ma temo più Monaco di Baviera. Però Vicenza non può lasciarsi scippare una Fiera che, per noi, è ancora fondamentale».

- Tornando al mercato, come è andata l’ultima VicenzaOro Winter?
«È andata bene, direi molto bene. Molte presenze e qualificate, fin dai primi giorni. Chissà che in questo spiraglio di speranza si infili l’anno della riscossa».



(da “Il Giornale di Vicenza” di martedì 23 gennaio 2007)


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