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L’appello degli orafi «I dazi ci rovinano»







Perché il Dal Molin? Semplice: arriva la base militare, spariscono i dazi sull’oro. Sulla scia delle dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal presidente di Confindustria Vicenza Massimo Calearo, proprio l’abbassamento dei dazi per le imprese orafe che esportano verso gli Usa è stato il tema centrale di un incontro avvenuto ieri in Fiera tra i principali distretti orafi italiani (Vicenza, Valenza Po e Arezzo) e l’assessore regionale all’Economia Fabio Gava, che ha dichiarato: «Con l’abbassamento dei dazi potrebbe cominciare la risalita del settore orafo italiano, con l’obiettivo iniziale di ridurre quelli per l’esportazione Usa, sperando che tengano conto delle ultime novità in area vicentina...».

Insomma, “per un pugno di dollari” si è trasformato in “per un pugno di gioielli”. Ma per gli orafi italiani, per la prima volta riuniti ieri tutti assieme su iniziativa della Consulta nazionale degli orafi assieme a Confartigianato, Cna, Confindustria e Confapi di Vicenza, la situazione attuale di perdita costante del settore sembra essere «drammatica: o ci muoviamo presto tutti uniti per ottenere l’equiparazione dei dazi o le nostre aziende non sopravvivranno - ha spiegato Marilisa Zen, presidente della sezione orafi di Assindustria -. Più ancora della manodopera cinese a basso costo ci fanno paura i dazi quasi inesistenti per la merce che arriva in Europa». I dazi europei sono oggi infatti fortemente più bassi rispetto a quelli di altri paesi competitori (il 2,5% in Europa contro il 5% negli Usa e addirittura il 30% della Cina), causando una contrazione dell’export del made in Italy e, di conseguenza, un forte aumento dell’import che ha raggiunto una quota del 25% rispetto alle esportazioni. «Se andiamo avanti così rischiamo che l’Italia perda uno dei settori che la vede tra le prime al mondo e che rappresenta la quarta voce della bilancia commerciale italiana - ha rincarato la dose il presidente di Apindustria Tranquillo Loison -. I dati parlano chiaro: negli ultimi dieci anni abbiamo perso la leadership mondiale, finendo dal primo posto del 1996 al terzo attuale. Siamo tutti uniti come settore, cosa rara, chiedendo la stessa cosa: ora devono muoversi i politici».

Identiche vedute anche da parte dei rappresentanti piemontesi: «La politica deve svegliarsi e operare per il bene dell’Italia, che non ha miniere ma solo gusto e creatività – ha aggiunto il presidente dell’associazione orafa Valenzana Bruno Guarona -. La manodopera cinese ci massacra, con 90 dollari al mese per un operaio che da noi li prenderebbe in sola mezza giornata. Vogliamo la morte del Made in Italy? Quanto tempo manca perché l’importazione, dal 25% arrivi al 50%?».

Il colpo di grazia arriva dal presidente di Federorafi Antonio Zucchi: «Per l’Unione Europea il settore orafo semplicemente non esiste, e solo 12 mesi fa si sono accorti di questo picco tariffario. Ho recentemente visto la Emma Bonino, ministro alle Politiche Comunitarie, molto sorpresa dai dati negativi. E mi ha detto: ci basterebbe una lettera da palazzo Chigi per muoverci».

E proprio una lettera sarà la prima azione promessa da Gava, che nei prossimi giorni presenterà tutte le istanze proposte dalla Consulta al presidente del Consiglio Romani Prodi, al sottosegretario Enrico Letta, al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema e alla stessa Bonino.



(da “Il Giornale di Vicenza” di sabato 20 gennaio 2007)


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